martedì 3 aprile 2012

Montea, Canale Nord.
"The Queen" diceva l'amico Giuseppe l'anno scorso quando percorreva questa via insieme ad un altro caro amico, Mimmo, e altri alpinisti Campani... è vero, la "Regina"... lo senti, te lo trasmette in continuazione quando la vivi, quando ti permette di entrare nei suoi intimi luoghi.

Quest'anno a differenza di quelli precedenti sto uscendo di più in montagna, sto ritrovando le mie emozioni.
Ero già stato sulla Montea quest'inverno in una giornata per me particolare, avevo pianto in cima, come non mi capitava da un po.
Poi altre belle uscite, il Monte Alpi, la "Direttissima" al Dolcedorme, Serra Delle Ciavole...
Ma adesso erano due settimane che non andavo in montagna, l'ultima ero stato fermo per un fastidioso dolore alla caviglia destra. Intanto giravo su internet e vedevo che gli amici parlavano solo di canali... maledizione! Canalone del Pellegrino, Canalone della Calvia... Franco raccontava le emozioni vissute in questi selvaggi posti della dorsale dell'Orsomarso. Ci sarei dovuto essere anch'io, mannaggia! Ciliegina sulla torta: Domenico va a fare il Canale Nord della Montea e contribuisce a farmi morire ancora di più! Intanto il brutto tempo mi blocca e la mia voglia di montagna sale...

Ma finalmente arriva il momento di andare... si parte di buon'ora verso Buonvicino, e raggiunta la località Serrapodolo, comincia la nostra avventura.
Quando giungiamo alla neve possiamo subito constatare che è compatta, e questa è un'ottima cosa, la nostra marcia di avvicinamento ai canalini sommitali sarà così più agevole. Intanto i vapori di bianche nuvole ci avvolgono risalendo dal mare e ci tolgono la visuale per lunghi tratti, per poi mostrarci di tanto in tanto la maestosità nella quale siamo immersi...
Arriviamo alla base dei canali e tutto si scopre, questo è il premio che oggi ci spetta, e finalmente lo vedo, il canalino che sogno dall'anno scorso... lo vidi per la prima volta sul blog di Giuseppe, in foto, e da allora diventò uno dei miei desideri di montagna, poi me lo fece rivedere Domenico una settimana fa quando ci passò sotto per uscire poi più a destra.
I desideri a volte si avverano, ed io adesso sono lì, alla sua base insieme ai miei due compagni d'avventura: Daniele e Domenico.(un'altro Domenico, non quello di prima)


La neve è in ottime condizioni, gli attrezzi tengono... decidiamo di non legarci, sembra che non ci siano particolari difficoltà, a parte la "roulette russa" delle scariche di pietre (il canale, come si può notare da alcune foto, in molti tratti è disseminato di pietre cadute dall'alto). La roccia della Montea purtroppo non è delle migliori, e questa ne è una dimostrazione.



Si sale con l'adrenalina a mille, ma purtroppo Daniele comincia ad accusare crampi alla coscia, ci mette un po a superare un piccolo saltino a causa della difficoltà che trova nel sollevare la gamba stessa... ma continua, sembra che vada un po meglio. Intanto arrivo ad una difficoltà che non intuivo da sotto, altrimenti avrei optato per la progressione in cordata: nascosto dalle rocce ed invisibile dal basso, trovo un salto scoperto. Sarebbe da incoscienti affrontarlo senza protezioni, e assicurandoci ad una provvidenziale radice che sta alla sua base e che non so di cosa sia, visto che in quel punto non c'è vegetazione, ci leghiamo, e dopo aver approntato una sosta aggiungendo un chiodo da roccia, supero il passaggio di misto. Continuo per altri 40 metri circa fino ad un pino loricato dove faccio di nuovo sosta e recupero gli altri.

Siamo fuori da questa favolosa via, la cima della "Regina" dell'Orsomarso ci accoglie, ed io piango ancora una volta...


N.B. La foto dove ho disegnato il tracciato è di Domenico Riga.

giovedì 21 aprile 2011

"E I DIAVOLI BALLANO SUL MONTE POLLINO"
Amo definirlo "Il triangolo ovest" del monte Pollino... è quell'avancorpo che, evidentissimo si può notare sul lato sinistro della parete ovest della "montagna di Apollo."
Delle belle vie invernali di misto sono state disegnate in questo dedalo di rocce e canali.
Alcune dal caro amico Guido Gravame, fortissimo alpinista pugliese ("Pollynya" e "Dyrekta," rispettivamente nel febbraio e marzo 2008).
"Non Malamentiamoci", invece, era stata aperta già nel lontano inverno 1992/93 da Rocco Caldarola e Paolo Santarsiere, mentre la variante "Squirrel" è stata poi percorsa da alpinisti pugliesi nel 2008. Infine, ultima nata in ordine di tempo, "Isabel," opera di altri due cari amici: Giuseppe De Luca e Pasquale Buono, che l'hanno creata nel gennaio 2011 subito a destra di "Non Malamentiamoci."
Diciamo che il "Triangolo," vista anche la sua "grandezza" potrebbe già essere pieno, le linee più evidenti sono già state salite. Tra quel che resta, spicca un ripido colatoio molto invitante, indicato su www.rocciaeresina.it come possibile variante iniziale di "Pollynya,",ma soprattutto in attesa di apritori!



Il 17 marzo 2011 è il "giorno buono." Si va.
Io, Franco Formoso e Gabriele Percoco, quest'ultimo giovanissima promessa dell'alpinismo (o appenninismo) calabrese, ci dirigiamo verso Colle Gaudolino. A dire il vero siamo un po' in ritardo rispetto all'orario più consono per questo genere di cose, ma la voglia è tanta, si prova lo stesso... e poi una notte in montagna è un affascinante prospettiva...
Una faticosa salita su una neve che, con l'avanzare delle ore si fa più morbida, ci porta dritti alla base del canalino che ci appare spettacolare, incassato tra le rocce.

E' diviso in tre sezioni nevose intervallate da due salti di roccia. Franco mi fa sicura da uno degli ultimi robusti alberi di faggio, e così partiamo per questo nostro "viaggio."
I primi 30 metri sono su pendio regolare sui 60°circa che diventa poi di 70°sotto il primo salto.
Devo trovare il modo di proteggermi... la roccia è tutta marcia qui, riesco a mettere solo un chiodo "psicologico" e vado avanti un po' preoccupato.
Va tutto bene.

Dopo questo passaggio di misto mi aspettano altri 10/12 metri di pendio nevoso sui 55° circa che mi porta a sostare su una radice di pino loricato che se ne sta abbarbicato alla parete sinistra del colatoio. Le corde sono quasi finite, e questo ci fa capire che il tiro è stato di circa 45 metri.

Recupero gli altri e intanto comincio a pensare al tiro successivo. Vedo già che non sarà cosa semplice superare il secondo risalto roccioso del colatoio...
Si riparte.
Qui il canale curva verso destra. Ghiaccio vivo scricchiola sotto i miei ramponi.
E' la prima volta che sul Pollino mi capita l'occasione di usarlo... si... proprio un chiodo da ghiaccio! Qualcuno mi diceva un tempo che non li avrei mai usati qui, ma le nostre meravigliose montagne non finiscono mai di stupirci!
Ma adesso c'è da pensare al modo per superare questa barriera rocciosa. Perdo un bel po' di tempo in questo passaggio... non mi fido neanche della mia solita spalla destra che dopo una caduta con gli sci è ritornata in condizioni molto simili a quelle in cui era l'anno scorso dopo qualche mese dall'infortunio. Quindi posso tirare tranquillo solo con un braccio...
Dopo aver piazzato una buona protezione in una clessidra, e un chiodo, (naturalmente psicologico!) vado via, rischiando all'uscita delle rocce di farmi venire fuori la famosa spalla. Fortunatamente con un veloce movimento riesco a trattenerla, ma il dolore è tanto!



I miei grandi compagni di cordata mi seguono fino alla sosta su di un faggio che fa parte di un gruppetto isolato alla fine del colatoio. Ci lasciamo a sinistra il canale del terzo tiro di "Pollynya," che vediamo, e continuiamo dritti verso l'alto.
Pendio facile, 55° circa, poi un'altro sbarramento roccioso che supero alla meno peggio con la spalla ancora molto dolorante, ma scopro dopo che aggirandolo subito a destra c'è un estetico canale che porta comunque sulla sommità delle rocce.
Poco sopra, sosta su pino loricato e partenza per l'ultimo bellissimo tiro.
Via verso il cielo, puntando una fascia rocciosa. Arrivato sotto, traverso a destra fra le rocce e un pino loricato secco, con pendenza che in questo punto tocca i 70/75°.
Continuo a traversare alla base delle pareti dopo essermi assicurato alle stesse con un chiodo da roccia.
I ramponi e le piccozze mordono ancora ghiaccio vivo, mi godo questo che secondo me è il tiro più bello della via. Ancora più avanti posiziono un friend e trovo subito dopo il canalino d'uscita.
Qui potrei usare nuovamente un chiodo da ghiaccio, ma l'adrenalina non me lo permette, vivo la fine della "nostra" via alla grande, rischiando un po' perchè l'uscita del canalino finale è su rocce rotte e la mia ultima protezione è un friend a circa dieci metri più in basso rispetto a me...


Ma anche stavolta qualcuno vuole che io passi...
Ci ritroviamo tutti in sosta quando il sole comincia a tramontare.





Sono felice di aver condiviso questa esperienza con Franco che ormai considero quasi un fratello (maggiore!!! sia ben chiaro, è vecchio!!!) e con il caro Gabriele, che ormai è entrato in questo gruppo di esauriti! (Come si suol dire: Quelli che la mamma ti diceva di non frequentare!)
In alcuni momenti ho visto anche qualcun altro spiare da dietro le rocce... ma questa è un altra storia...
Scendiamo dal canalone sud-ovest. Ormai è notte.
Siamo felici... oggi è nata "E i Diavoli Ballano sul Monte Pollino."

domenica 7 novembre 2010

La "Malattia"
Penso sia una malattia... il voler salire.
Salire, scalare, arrampicare, come dir si voglia.
Un vero e proprio rapporto amoroso con la roccia, dove i sensi percepiscono i segreti della terra,dove la dura pietra ti accoglie e ti permette di "creare".
Si,perchè una via su roccia è una "creatura", è come dipingere un quadro, come disegnare un abito. Tutto quello che si ha dentro viene liberato, viene espresso, trasmesso sulla roccia. Ne viene fuori arte,una linea... una linea che racchiude emozioni, paure, momenti forti, momenti in cui ci si sente padroni del mondo e momenti in cui ci si sente piccoli e sovrastati dalla grandiosità della natura.
Aver paura di affrontare un difficile passaggio fa parte del gioco, è forse questa la sensazione più bella, il fatto di mettersi un discussione, il rischio.
Il rischio di cadere, di volare. Magari l'ultima protezione è giù, qualche metro sotto, ma è lì che viene fuori il meglio di te, sai che devi passare, è come entrare in un tunnel, e quando sbuchi fuori senti di essere cresciuto, di esserti affermato ancora una volta. E' una sensazione bellissima...

E vai avanti, ancora più su, ascoltando la tua musica preferita e annusando gli odori del calcare... le note perfette dei colpi del martello su un chiodo ben messo, la musica che vien fuori quando la mano cerca tra la moltitudine dei "ferri del mestiere" il nut della misura giusta che ti serve per quella determinata fessura...
...anche "Molla tutto", "Metti in tiro", "Dammi corda", diventano musica. Le comunicazioni con i compagni di viaggio, con i quali, oltre ad una semplice corda da alpinismo, si è legati da un'altra corda invisibile, che è quella di una profonda amicizia che solo la montagna e le condizioni a volte estreme che essa impone, possono creare.

Sono grato alle rocce. Mi danno tutto questo...